// biografia
Nato a Napoli nel 1978. Prevalentemente autodidatta, ha collaborato con vari musicisti come Giancarlo Schiaffini, Eugenio Colombo, Alvin Curran, Tristan Hosinger, Fabrizio Puglisi, Laurence D. "Butch" Morris, Francesco Cusa, Paolo Sorge, Vincenzo Vasi, Antonio Coatti, Federico Squassabia, Alberto Capelli, Alma Jazz Orchestra, Arthur Miles, Nicola Guazzaloca, Roberto Bartoli, Mirko Sabatini, Lullo Mosso, Marco Dal Pane, Luisa Cottifogli, Vonn Washington, Maisha Grant, April Randall, Roberto Rossi, Fernando Tchika, Steve De Swath e molti altri. Ha suonato in vari festival conosciuti a livello internazionale come il Jazzy Jam, Cassero Jazz Festival, Dozza Jazz, Crossroads, Jazz in It (Vignola), Clusone Jazz Festival, Angelica Festival, Trentennale del Treno di Cage, Festival Brasiliano, Avantgarde Jazz per citare i più famosi. Ha suonato con svariate bands come leader e session-man in Italia, Germania, Spagna, Francia, Finlandia, Svezia, Estonia.
// discografia
1990 - AA.VV. - Romagna Posse
2000 - Gaspare De Vito Trio - Armageddon
2005 - AA.VV. - Italian Street Blooze Caravan
2007 - Gaspare De Vito Solo - 5 songs and 1 story
2008 - AA.VV. - Antivatican coalition against the hippies resistance
2008 - Gaspare De Vito Passing Notes
// nuove uscite
PASSING NOTES
1. The fish from London
2. Sunrise (first day)
3. Looking for the roots
4. Morning prayer
5. Monk's cream
6. The fanfare
7. Too easy to love
8. Kalakuta
9. Sunrise (day after)

Vincenzo Roggero su All About Jazz Italia
Una sintesi riuscita delle diverse anime che popolano il pensiero di De Vito. Melodicamente accattivante, ritmicamente inusuale, dalla vena compositiva tanto sobria quanto formalmente ineccepibile, Passing Notes è disco nel quale i musicisti riescono a raggiungere una tale comunione esecutiva da permeare l'opera di una profonda spiritualità... Un piccolo gioiello.
Olindo Fortino su Sound Contest
In pratica Passing Notes è il trionfo del suono e del ritmo nella loro genuina natura ed essenzialità, il transito di linguaggi musicali rivoluzionari e di radici primordiali che hanno alimentato e continuano a far sopravvivere il desiderio della sperimentazione e dell'indagine musicale in seno alla cultura dell'incontro, ieri nel segno di Miles, di Roscoe Mitchell, di Don Cherry, di Ornette, oggi in quello di Steve Coleman, William Parker, Rob Mazurek e Gaspare De Vito.
Piercarlo Poggio su Blow Up
In ogni brano è la dilatazione progressiva delle strutture a far si che la materia si elevi verso l'alto seguendo volute e spirali incantatrici. De Vito dimostra brillantezza d'ispirazione nei suoi lunghi a solo piani, trasparenti e mai gridati, sostenuto sovente all'unisono dal trombone prezioso di Nijen Antonio Coatti. Tra santeria e postcoltranismo.
Gianpaolo Cristofaro su Audiodrome
Disco di notevole spessore artistico questo Passing Notes di Gaspare De Vito. Per una volta si riesce a far i conti con passato e ispirazioni nobili, mantenendo una forte personalità e la capacità di realizzare un disco jazz senza il pilota automatico, come troppo spesso avviene...coinvolti e completamente sedotti dall'insieme sonoro messo su.
Marco Maiocco sul Giornale della Musica
Il tutto è condensato in un linguaggio intrigante, personale e serenamente compassato. Brillano le composizione di De Vito, la sua vena improvvisativa e l'intelligente ricerca timbrica di tutti e quattro i protagonisti. Una piccola gemma.
Sergio Paquandrea su Jazz It
Un disco che riesce a unire un notevole appeal melodico e una grande perizia strumentale e compositiva, ma soprattutto il frutto di una personalità musicale decisamente insolita.
Mark Corroto su All About Jazz USA
Non è facile stare fermi immobili ascoltando questa musica. E' una musica internazionale, non è una musica di sottofondo per librerie, ma una musica che merita attenzione simile a quella di Don Cherry, Steve Coleman, o Adam Rudolph. L'Africa potrebbe rappresentare la genesi e Cuba la fucina, ma l'Italia è diventata il parco giochi per il jazz di Gaspare De Vito.
Ivan Masciovecchio su Rock Shock
Musica senza padroni, emozioni senza limiti. Contaminato dal sole, e dai suoni, di Cuba, il giovane musicista partenopeo stupisce e convince per la sua maturità e per l'originalità della proposta musicale
Vincenzo Giorgio su Musica Jazz
Un jazz sanguigno, grintoso, avvincente, mai scontato e dalle decise colorazioni etniche. In effetti già dalle prime tre composizioni si ha la netta sensazione che De Vito voglia accompagnare il proprio ascoltatore in un viaggio transcontinentale su cui svetta il sax contralto del leader, in bilico tra Ornette Coleman e Archie Shepp.
5 SONGS AND 1 STORY
1. Looking for the climax
2. Circle song
3. Waiting
4. Anthony Braxton
5. City flag
6. The sea and the man

Non è da tutti esordire con un progetto in solo. Il sassofonista e flautista Gaspare De Vito ha coraggio e onestà espressiva e affida a cinque canzoni e una storia il compito di raccontarlo: musicista dall'apprendistato variegato - si va dalla collaborazione con Giancarlo Schiaffini a esperienze all'estero con musicisti africani -
De Vito sembra avere metabolizzato i differenti linguaggi in un' espressione strumentale inquieta e indagatrice.
È sommesso, brulicante l'incedere dell'iniziale “Looking for the Climax”, brano nel quale emerge un lessico in parte debitore della lezione di Evan Parker, ma nello svilupparsi delle altre quattro canzoni, una delle quali apertamente dedicata a Anthony Braxton, il lessico si apre a una molteplicità di soluzioni timbriche e di strategie espressive. Il respiro è parte integrante del suono, così come le possibilità percussive delle parti dello strumento.
Non manca un profondo senso lirico, a voltre struggente come in “City Flag”, brano che apre poi alla conclusiva “The Sea and the Man”, suggestiva esplorazione ambientale in cui il sassofono dialoga con gli elementi della natura, il mare in particolare, portatore di uno swing lento e inesorabile. Lasciarsi affabulare vale la pena!
Valutazione: 4 stelle
Recensione pubblicata per gentile concessione di All About Jazz Italia.
Copyright (c) [2008/Enrico Bettinello]
// progetti principali
5 SONGS AND 1 STORY
Gaspare De Vito - altosax, flute, loopstation

PASSING NOTES
Gaspare De Vito - altosax
Nijen Antonio Coatti - trombone
Roberto Bartoli - doublebass
Danilo Mineo - congas

Cosa accadrebbe se Ornette prendesse il sole a Cuba? Forse Passing Notes.
Completamente composto ed arrangiato da Gapare De Vito, “Passing Notes” prende spunto dalla tradizione del jazz improvisato e dai ritmi sacri della regla de ocha cubana per fonderli in un sorprendente risultato. La ciclicità dei ritmi di regla de ocha e le rarefatte tessiture armonico/melodiche della tradizione improvvisativa. Gli antipodi storici si incontrano e prende luce il passaggio necessario a collegarli.